Banche: stanno per arrivare 450 mila clienti forzati

La decisione di rendere indisponibile il pagamento in contanti delle pensioni al di sopra dei mille euro, porterà alle circa 450 mila clienti forzati. Forzati perché questi ultimi saranno costretti ad aprire un conto dove riceveranno la pensione, al di là della loro volontà. Questi pensionati riceveranno a breve una comunicazione dell’Inps con la quale saranno invitati a comunicare entro il mese di febbraio le loro coordinate e come preferiscono riscuotere la pensione che prima ricevevano in contanti. La manovra da poco varata dal Governo Monti prevede, infatti, che le pubbliche amministrazioni devono usare mezzi di pagamento elettronici per erogare quelli che sono pensioni, stipendi e compensi di importo superiore ai 1000 euro. Suddetta decisione rientra nella più ampia lotta al contante, che serve per combattere l’evasione fiscale. Tuttavia, questo comporterà anche mezzo milione di nuovi clienti per le banche e questa potrebbe essere una boccata d’ossigeno.
Bankitalia: la Bce gestirà fondi Efsm e Esm

La Banca Centrale Europea gestirà i fondi dello European Financial Stability Facility. A partire dal 2013, invece, saranno gestiti anche quelli dell’European Stability Mechanism. A renderlo noto il governatore della banca d’Italia, Ignazio Visco. Con questo, ha sottolineato Visco, Efsf e Esm non saranno più entità di cui si ignora chi è responsabile.
Si pensa in questo modo di riuscire a far risalire il corso dei titoli. Questo accordo è stato raggiunto grazie a un lungo negoziato. Il buffer richiesto dall’Eba serve per coprire il rischio delle banche nel detenere titoli di Stato dell’area euro. Tutto ciò, per il nostro Paese e per il nostro sistema bancario comporta aumenti di capitale di migliore qualità per circa 15 miliardi, entro il mese di giugno 2012. Tutto questo potrebbe creare problemi per il posto di lavoro di chi è impiegato nel settore bancario. Visco ha altresì sottolineato che l’oro detenuto da Bankitalia non sarà usato per ridurre il debito, dato che questo potrebbe accadere in casi drammatici.
Declassamento Fitch penalizza le Banche Popolari

Assopopolari non ha accettato la decisione di Fitch di declassare otto banche italiane, tra cui alcune Banche Popolari Cooperative. La decisione è stata presa il 25 novembre scorso.
Al margine del Consiglio di Amministrazione di Assopopolari è stato dichiarato che questa decisione “colpisce in modo particolare le banche retail di media dimensione operanti, di fronte alla concorrenza, in una situazione di asimmetria normativa, venutasi a determinare dalla recente pronuncia dell’Eba, la quale ha stabilito che i titoli del debito pubblico siano contabilizzati ai valori del mercato. Ciò penalizza economicamente e patrimonialmente gli intermediari italiani, con il risultato di ridurne la capacità di finanziarie l’ economia reale”. Sempre nella nota si legge anche che Assopopolari si chiede come sia stato possibile declassare anche banche la cui attività è focalizzata sull’ economia locale, su scenari di ordine macroeconomico. A margine della nota si legge che le Banche Popolari italiane seguiranno con attenzione quello che è l’iter della proposta di direttiva della Commissione Europea sulle Società di Rating atta a ridurre l’eccessiva dipendenza delle banche da queste ultime.
Bruxelles : ultimatum alle banche

La Commissione Ue sottolinea la mancanza di trasparenza del settore bancario. Ci sono, infatti, estratti conto pieni di voci poco chiare, profonde differenze di costi per lo stesso servizio, e descrizioni contrattuali incomprensibili.
Proprio per questo la Commissione Ue lancia un ultimatum: due mesi per mutare le regole e andare incontro ai propri clienti, oppure ci sarà un’ intervento legislativo. Il commissario Ue al Mercato Interno, Michel Barnier , ha dichiarato che se, entro metà settembre, le banche non presenteranno una proposta di autoregolamentazione per aumentare la trasparenza, ci sarà un’azione per via legislativa. Barnier ha ,poi, continuato puntando il dito sulla carenza di chiarezza nel sistema, e sul fatto che i cittadini europei non comprendono cosa viene prelevato dal proprio conto corrente. Inoltre, secondo Barnier, la differenza di prezzo per lo stesso servizio è troppo elevata nei 27 Paesi Ue. Si pensi che un conto costa 178 euro in Spagna e 27 in Bulgaria. Tale divergenza, chiaramente, non può dipendere solo dalla differenza nel potere d’acquisto.
