Della Valle lascia Mediobanca

Questi sono giorni di grandi abbandoni. Dopo Marchionne che ha dichiarato che la Fiat sarà fuori da Confindustria a partire dal 2012, Diego Della Valle ha deciso di abbandonare Mediobanca. Pertanto, il nuovo patto di sindacato di Mediobanca che nascerà il 1 gennaio 2012 non vedrà la partecipazione di Della Valle e sarà anche più leggero. La disdetta di Della Valle è arrivata entro il termine previsto del 30 settembre. Quanto detto lo si evince da un estratto dell’accordo dal quale emergono anche altre disdette: quella di Commerzbank, Sal.Oppenheim, Santusa, Sofist. Vicent Bollorè, invece, è disposto ad incrementare la sua quota vincolata che passerà dal 5,18% al 5,59%. La decisione di Della Valle ha lasciato tutti a bocca aperta, dato che, proprio negli ultimi mesi, l’imprenditore aveva comprato delle opzioni call su un ulteriore 1,42%. Fonti vicine all’imprenditore fanno presente che probabilmente dietro la decisione c’è la volontà di avere libera disponibilità delle quote, altrimenti vincolate per altri due anni, sino al 2013. Probabilmente, però, a pesare è stato anche il mancato ingresso nel CdA della banca.
Burberry: ricavi in crescita nel I semestre

I dati economici del I semestre hanno fatto registrare una crescita dei ricavi pari al 29% per quanto riguarda il gruppo britannico Burberry. La forte crescita è stata dovuta al fatto che mercati in crescita, come quello asiatico, hanno aumentato la loro domanda di beni di lusso. Per questo motivo, alla fine del primo semestre di questo 2011, di è avuto un aumento dei ricavi pari a 830 milioni di sterline. Questo vale sia per il reatil che per il wholesale. L’utile, al netto delle imposte, è cresciuto del 26%, arrivando così a 161,6 milioni di sterline, mentre gli utili per azione sono cresciuti del 27%. +31%, invece, per i ricavi del retail e del wholesale. La maggiore crescita, come detto, si è avuta nella zona dell’Asia Pacifico (+51%), mentre la crescita in Europa è stata del 23% e nelle Americhe del 20%. “Le solide performance fatte registrare da Burberry nel primo semestre – ha sottolineato Angela Ahrendts, Ceo di Burberry – sono il riflesso dei nostri continui investimenti in design innovativo, marketing digitale e strategie retail. Questa performance uniforme, equilibrata per canali, regioni e divisioni dei prodotti, è stata favorita dalla stretta connessione a livello globale dei nostri team e dalla nostra cultura del pensiero creativo”.
Quali sono le griffes italiane che dovrebbero essere quotate in Borsa?

Pambianco, società di consulente che opera nel settore della moda del lusso, ha stilato una lista dei 50 marchi italiani che dovrebbero essere quotati in Borsa. Per addivenire alla top 50, sono state analizzate 290 aziende e quella che risulta più quotabile, con 74,6 punti, è Dolce & Gabbana: quest’azienda guadagnerebbe più di una possibile quotazione, grazie soprattutto alla riconoscibilità del marchio. Seguono la Giorgio Armani, che però ha spiegato chiaramente che mai entrerà in Borsa, Calzedonia, Only the Brave, il Gruppo Ermenegildo Zegna, Kiko, Max Mara, Moncler, Liu Jo e il gruppo Dama. I criteri presi in considerazione per la valutazione sono stati i seguenti: fatturato superiore ai 40 milioni di euro, crescita del fatturato superiore del 10% e Ebitda medio degli ultimi 3 anni superiore all’8%. incremento fatturato ed Ebitda modesto, marchio forte, notorietà, forza distributiva e fascia di mercato.
Safilo cresce nonostante l’iniziale debolezza

Grazie al venire meno dell’incertezza per quel che concerne il destino della licenza Armani, Safilo si è notevolmente ripresa. Giunta la notizia che il contratto con Armani non verrà rinnovato dopo la naturale scadenza che è fissata al 31 dicembre 2012. Dopo la notizia, Luxottica ha fatto trapelare la notizia di avere intenzione di siglare con Armani un accordo per una licenza decennale a condizioni di mercato a partire dal 1 gennaio 2013. In quel momento s’è temuto per Safilo ma, dopo la debolezza iniziale, il gruppo ha guadagnato il +11% in Borsa, balzando a 4,784 euro. La Safilo aveva già scontato gli effetti negativi della possibile perdita del contratto con Armani, dato che da inizio anno il titolo aveva perso il 68%. Finita l’incertezza, fanno notare dal gruppo, il mercato non si aspetta più cattive notizie da Safilo.
