Banca e finanza etica

January 19, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Finanza etica 

Un’altra vittoria della finanza etica: l’assemblea Cisco vota a maggioranza la mozione che impegna il colosso informatico a politiche di remunerazione dei top manager più trasparenti
Gennaio 2010_Dopo tre anni di intenso lavoro, la risoluzione “say on pay” – presentata da un gruppo di azionisti attivi americani e sostenuta in Italia da Etica sgr – ha ottenuto il 51% dei voti in assemblea del colosso dell’informatica Cisco System. La mozione – che chiede ai vertici dell’azienda di prendere in considerazione il volere degli azionisti responsabili affinché vengano introdotti nuovi principi di trasparenza sui processi di remunerazione dei top manager con la conseguente rendicontazione all’assemblea – era stata presentata per la prima volta all’assemblea di Cisco del 2007 e già allora aveva ottenuto il 48% dei voti a favore; nel 2008 la mozione era stata ritirata all’ultimo momento su richiesta dei vertici di Cisco che si erano impegnati a un dialogo con gli azionisti su questo tema. Dialogo che si è presto interrotto spingendo gli investitori religiosi a riportare la questione in assemblea nel 2009, ottenendo così la maggioranza dei voti in assemblea.

Si tratta di una vittoria storica, ottenuta dopo anni di campagne di pressione lanciate da Christian Brothers Investment Services (CBIS), insieme ad altri azionisti responsabili anch’essi associati ad ICCR, tra i quali, per l’Italia, Etica SGR.


ICCR è l’associazione interconfessionale che riunisce circa 300 investitori religiosi con patrimonio gestito di oltre 100 miliardi di dollari, impegnati nel dialogo e nell’azionariato attivo con le maggiori imprese americane sui temi sociali, ambientali e della governance.

La grave crisi economica e finanziaria in corso ha portato sotto i riflettori la questione delle politiche di remunerazione dei top manager delle grandi banche e società, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’azionariato attivo è una prassi consolidata, portata avanti anche con il sostegno degli investitori religiosi: solo nel 2009 negli USA sono state presentate almeno 100 mozioni sul tema della trasparenza nelle remunerazioni. Tra le società che hanno introdotto in statuto il voto consultivo in assemblea sulla remunerazione degli amministratori vi sono Intel, HP, Occidental Petroleum, Verizon, MBIA, PG&E, H&R Block, Blockbuster, Ingersoll-Rand e Motorola.

Etica sgr è l’unica società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente fondi di investimento etici che selezionano i titoli aziende e stati che abbiano superato un severo vaglio in termini di responsabilità sociale e ambientale. Etica sgr è pioniera in Italia dell’azionariato attivo: una pratica di democrazia economica molto diffusa negli USA e che comporta l’intervento attivo nelle assemblee delle società su cui si investe al fine di indirizzarne sempre più l’operato verso comportamenti di piena responsabilità sociale e ambientale. Etica sgr lavora in rete con i principali network di investitori religiosi attivi negli Stati Uniti. Etica sgr gestisce un patrimonio di 310 milioni di euro e ha registrato nel 2009 una crescita del 35% rispetto al 2008.

Banca: più efficienza allo sportello con social network e community

January 19, 2010 by admin · Leave a Comment
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Al Workshop di ABI Lab sulle Intranet aziendali la fotografia delle soluzioni adottate dal settore bancario per
comunicare, collaborare e condividere applicazioni, informazioni e documenti on-line, migliorando l’operatività, aumentando
qualità e tempestività di interventi e decisioni e riducendo i costi.
Più social network e community allo sportello: anche in banca, infatti, cominciano a prendere piede
blog, wiki, forum e podcast e l’imperativo categorico delle Intranet aziendali – che sempre più spesso
parlano il linguaggio web 2.0 – diventa comunicare, collaborare e condividere “in rete” applicazioni,
informazioni e documenti. Grazie ai nuovi paradigmi dell’Enterprise 2.0, del resto, proprio la Intranet
diventa un fattore di efficienza sempre più importante per le banche che vogliono migliorare la loro
operatività e aumentare qualità e tempestività di interventi e decisioni, riducendo i costi. Per questo,
nonostante la difficile congiuntura economica, nei prossimi tre anni il 50% dei gruppi bancari italiani
intervistati prevede di aumentare i propri investimenti nella rete aziendale e il 36% di lasciarli invariati. È
quanto emerge dal 6° Rapporto sulle Intranet delle Banche realizzato da ABI Lab, il centro di Ricerca e
Sviluppo delle Tecnologie per la banca dell’ABI in collaborazione con la School of Management del
Politecnico di Milano. Allo studio – presentato a Milano al workshop annuale organizzato da ABI Lab
sul tema – hanno partecipato 14 banche che rappresentano il 71% del settore in termini di dipendenti e
il 66% in termini di sportelli. Ecco i principali risultati della ricerca che individua tre principali ambiti di
attenzione e di investimento da parte delle banche: il Social Network & Community (ossia gli strumenti che
favoriscono lo scambio di idee e il coinvolgimento nelle community allargate anche al di fuori
dell’organizzazione); l’Unified Communication & Collaboration (cioè le tecnologie a supporto di una
comunicazione sempre più integrata); l’Enterprise Content Management (le infrastrutture per gestire
contenuti e documenti all’interno e all’esterno dell’organizzazione ottimizzandone accuratezza,
accessibilità e integrità).


Più investimenti nelle Intranet delle banche
L’analisi dell’evoluzione del budget dedicato alla Intranet conferma l’importanza crescente riconosciuta
dalle banche alla rete aziendale. Mettendo a confronto i dati degli ultimi tre anni con le previsioni di
spesa per i prossimi tre, infatti, il 50% delle banche prevede un aumento dell’investimento (7 banche),
mentre il 36% ritiene che rimarrà invariato (5 banche) nonostante la difficile congiuntura economica.
Dall’andamento del budget arrivano dunque segnali di crescita o di continuità, mentre cambiano le
logiche alla base degli investimenti: innovazione, produttività, qualità dei processi e riduzione dei costi
continuano a rivestire un ruolo fondamentale, ma si vanno affermando sempre di più la focalizzazione
sulla “persona” e il networking come fattore di supporto alla collaborazione e all’operatività all’interno
della banca.
Social Network & Community: nelle Intranet, wiki, forum, blog e avatar
Forum e blog aziendali cominciano a prendere piede nelle Intranet del settore bancario italiano:
rispettivamente il 46% e il 23% delle banche intervistate, infatti, ha già provveduto a integrare questi
strumenti nella propria rete. Allo sportello, iniziano a farsi strada anche wiki e strumenti di collaborative
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real time editing per l’editing collaborativo di pagine web, documenti di testo, fogli di calcolo e
presentazioni (38%); podcasting per rendere più semplice la pubblicazione di messaggi e contenuti,
facilitando la discussione e i commenti (23%); folksonomy o social bookmarking/tagging per la classificazione
collaborativa delle informazioni. Ancora in fase di sperimentazione, invece, i mondi virtuali per la
collaborazione e la socializzazione all’interno di ambienti virtuali tridimensionali dove i singoli
interagiscono mediante un alter ego elettronico (avatar). Dalla ricerca condotta da ABI Lab emerge infine
come RSS, Wiki, Social Network, Social Voting e Social Bookmarking possono essere considerati
strumenti “differenzianti” perché, non appena introdotti, vengono utilizzati dagli utenti delle Intranet
aziendali abilitati più volte al giorno.
Più collaborazione con la
comunicazione integrata
Sul fronte della
comunicazione, le intranet
hanno aperto la strada a una
gestione unificata dei diversi
canali di comunicazione, con
importanti risparmi sui costi di
set-up e di gestione.
Attraverso la rete aziendale,
infatti, si può accedere a
strumenti di comunicazione
integrata (e-mail, VoIP,
telefonia mobile, SMS,
videofonia, instant messaging
e chat); verificare la presenza
delle persone sui diversi canali,
inoltrando automaticamente la
comunicazione su quello più adatto; realizzare meeting remoti su internet, mediante sessioni live con
voce, video e chat condivise da più utenti; condividere in tempo reale slide, documenti e desktop. Se
applicazioni come VoIP, agende e calendari condivisi si possono considerare ormai affermate, assumono
sempre più rilevanza anche web/videoconferencing, instant messaging, presenza on-line e condivisione
di presentazioni durante le videoconferenze. Tra gli strumenti più interessanti per le banche, anche se
ancora di nicchia, troviamo infine la web TV, gli spazi di lavoro virtuali, il softphone e la voice mail.
Meno carta più Intranet
In linea con l’impegno del settore bancario a promuovere flussi e processi digitalizzati in un ottica
sempre più paperless, le intranet rappresentano sempre più spesso anche una valida alternativa – efficiente
e a “portata di mouse” – agli archivi di carta. Soprattutto i documenti utilizzati più di una volta al giorno
vengono gestiti in maniera elettronica e resi disponibili attraverso la rete: contratti, cataloghi di prodotti e
servizi bancari, ma anche norme, procedure, comunicati e informazioni organizzative. Rispetto al 2008,
inoltre, sono aumentate le banche che prevedono rendere disponibile sulla Intranet anche i report di
controllo di gestione e fatture.

Banche italiane a prova di calamità

January 19, 2010 by admin · Leave a Comment
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Al Workshop di ABI Lab sulla Business Continuity la fotografia delle soluzioni adottate dal settore bancario
per rispondere a disastri ed eventi critici di portata eccezionale. Investimenti per oltre 350 milioni di euro dal 2005 ad oggi.

Terremoti, black out, incidenti, alluvioni: in caso di disastro, cosa succede all’operatività delle banche
italiane e ai dati su operazioni, pagamenti e conti correnti custoditi presso di loro? A tre anni dalle prime
istruzioni di vigilanza di Banca d’Italia in tema di continuità operativa e disaster recovery, e a otto mesi
dal terremoto in Abruzzo che ha messo alla prova sistemi e procedure degli istituti presenti sul territorio,
la continuità operativa è una componente ormai consolidata nella vita delle banche italiane. Sul fronte
della business continuity, infatti, il settore è andato anche oltre il dettato normativo, con l’obiettivo di
raggiungere standard sempre più elevati di continuità e, dunque, di qualità del servizio. Coinvolgendo più
unità organizzative e processi critici perfettamente integrati con le altre funzioni aziendali e investendo -
per i soli interventi tecnologici – 350 milioni di euro tra il 2005 e il 2007, ai quali vanno aggiunti 21
milioni di euro l’anno per manutenzione, aggiornamenti e test. È quanto emerge dall’analisi compiuta da
ABI Lab, il centro di Ricerca e Sviluppo delle Tecnologie per la banca dell’ABI, sulle soluzioni adottate
dalle banche per rispondere in modo adeguato ai disastri e agli eventi critici di portata eccezionale. Alla
rilevazione hanno preso parte 271 banche, che rappresentano l’87% del sistema in termini di personale e
oltre l’83% in termini di sportelli, e i cinque principali outsourcer interbancari, che gestiscono i sistemi
informativi di 471 banche per un totale di 8900 sportelli. Dall’analisi degli scenari di impatto
all’identificazione dei processi critici, fino alla definizione delle procedure che, in caso di disastro,
assicureranno la continuità operativa dei processi critici della banca, ecco i principali risultati dello studio
presentato a Milano in occasione dell’annuale Workshop di ABI Lab sulla Business Continuity.
La business continuity alla prova di terremoto e pandemia
Tra le principali cause che nel 2009 hanno attivato soluzioni di continuità troviamo il terremoto in
Abruzzo (indicato dal 66% delle banche), ma anche eventi di minore entità come incendi, allagamenti,
black-out elettrici (53%), problemi di natura informatica (47%), episodi di pubblica sicurezza come
allarmi bomba e attacchi terroristici (2%) e traslochi (2%). In particolare, nel corso del 2009 le funzioni
di Business Continuity hanno coordinato sia le risposte delle banche presenti sul territorio al terremoto
de L’Aquila, sia le misure di contenimento legate alla pandemia di influenza da virus A.


In particolare, in
occasione del sisma verificatosi in Abruzzo nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, le banche italiane hanno
dato il loro contributo per favorire la gestione della crisi e supportare la popolazione, approntando in
modo rapido ed efficiente tutte le misure necessarie a garantire la continuità operativa delle filiali
presenti sui territori colpiti dal disastro. Tra le 5.45 e le 10.30 del 6 aprile i comitati di crisi delle 15
banche interessate dal sisma si sono riuniti per affrontare i problemi più urgenti legati alla riconciliazione
del personale e alla valutazione degli impatti sulle filiali. Entro le 12 dello stesso giorno, sono state
individuate delle filiali specchio che potessero sostituire quelle danneggiate dalla scossa, garantendo ai
cittadini i servizi più urgenti come il blocco delle carte smarrite sotto le macerie e i versamenti del denaro
custodito nelle case inagibili per il terremoto. Due giorni dopo, sono state potenziate le filiali lungo la
costa in concomitanza con l’arrivo degli sfollati negli alberghi della zona, mentre nei giorni immediatamente successivi nell’area del sisma sono state approntate 24 filiali mobili in camper e
container.
I costi della continuità operativa
Sul fronte dei costi, ogni anno ciascun istituto spende in media più di 1,3 milioni di euro per
implementazione, manutenzione e test del cosiddetto “piano di continuità”. Per gestire al meglio le
spese, quasi due terzi delle banche hanno un budget dedicato al programma di business continuity, che
nel 54% dei casi ha un orizzonte annuale mentre nel 19% ha un orizzonte più lungo.
Gli scenari della crisi
La continuità operativa prende in considerazione diversi scenari di crisi: dall’indisponibilità degli edifici, a
quella dei sistemi informativi e delle risorse considerate “critiche”. Ma è soprattutto sul fronte
organizzativo che le banche hanno concentrato i propri sforzi mettendo a punto soluzioni e procedure
per superare le fasi critiche. Per quanto riguarda l’eventualità che un disastro renda temporaneamente
indisponibili gli edifici, ciascuna banca identifica in media 1,9 soluzioni in termini di posti di lavoro di
back-up. Il 59% ha previsto tali postazioni presso edifici del gruppo diversi dalle filiali, mentre il 51% vi
ha predisposto posti di lavoro alternativi. Il 39% prevede inoltre la possibilità di utilizzare a tale scopo le
sale destinate alla formazione. Il 15% delle postazioni di back-up previste presso terzi, infine, sono
dedicate alla singola banca, mentre il 27% è condivisa tra più realtà.
Per garantire la continuità dell’operatività delle risorse critiche, le banche hanno predisposto una serie di
soluzioni: dotazioni tecnologiche specifiche che ne facilitino la raggiungibilità (82%); risorse di back-up
con competenze analoghe (20%); accorgimenti nel piano ferie (20%) e nella pianificazione delle trasferte
(1%). Tra le altre soluzioni adottate, da segnalare anche gli accordi di mutua assistenza con altre banche
in caso di indisponibilità di risorse critiche operative e il ricorso alla mappatura delle competenze e alla
rintracciabilità del personale specializzato.
Aggiornamento, simulazioni e test
L’aggiornamento delle informazioni contenute nel Piano di Continuità, l’allineamento delle soluzioni
identificate col contesto aziendale e la pianificazione e realizzazione dei test, come momenti
fondamentali per verificare le misure previste, sono essenziali per garantire l’efficacia delle procedure di
continuità. Per quanto riguarda aggiornamenti e verifiche del Piano, nella maggior parte dei casi si tratta
di un processo formalizzato: il 90% delle banche, infatti, ha definito procedure strutturate e
documentate con questo obiettivo. Attraverso la Business Impact Analysis, inoltre, viene determinato
l’impatto sul business dell’indisponibilità delle risorse aziendali per individuare misure di contenimento
commisurate alle reali necessità di business. Questa analisi viene effettuata ogni anno da un quarto delle
banche e ogni tre anni dal 21%. Infine, il 79% delle banche prevede un piano annuale di verifica e test
delle misure inserite nel Piano di Continuità. In particolare, nel 2008 ciascun gruppo ha condotto in
media 5,2 sessioni di test coinvolgendo mediamente 72 risorse per test per un totale di quasi 1600
dipendenti. Tre quarti delle banche, inoltre, hanno previsto anche delle simulazioni, ossia la modalità di
test più completa ma anche più onerosa, a riprova del fatto che temi come l’efficacia e l’efficienza dei
sistemi di Continuità Operativa sono particolarmente sentiti dal settore bancario. I test effettuati hanno
ricompreso tutte le fasi del processo di gestione della crisi nel 15% dei casi. Tra le fasi oggetto dei test
troviamo: la gestione dei processi di business in continuità (55% delle realtà), il ritorno alla normale
operatività (39%) e i processi di gestione e coordinamento della crisi (36%).

Sospensione debiti bancari per le Pmi

January 19, 2010 by admin · Leave a Comment
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Disponibili i nuovi dati del monitoraggio sulla sospensione dei debiti delle Pmi.
Al 30 novembre 2009 giunte oltre 84mila domande, erano 46mila a fine ottobre.
Oltre i 3/4 delle richieste ammissibili. Solo poco più dell’1% non accolto. Tra i settori
spiccano industria, commercio/alberghiero e altri servizi. All’iniziativa hanno aderito 580
banche, oltre il 98% degli sportelli.
Da novembre 2009 le piccole e medie imprese hanno potuto contare su 5 miliardi in più di
liquidità. Ad ottobre 2009 il dato si era attestato a 2 miliardi. È quanto emerge dai nuovi dati del
monitoraggio, che fotografano l’utilizzo dell’”Avviso comune”, l’accordo siglato il 3 agosto alla
presenza del Ministro dell’economia Giulio Tremonti, dall’ABI e dalle altre rappresentanze
dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche imprese.
I dati ufficiali del monitoraggio segnalano che al 30 novembre 2009 sono state 84.298 le domande
delle imprese, per un controvalore complessivo di finanziamenti in essere di 27,5 miliardi di euro.
Nella prima rilevazione, ad ottobre 2009 le domande erano state 46.239, per un controvalore
complessivo di finanziamenti di 16 miliardi di euro. Il sistema bancario ha analizzato 75.344
domande (24.7 miliardi di euro) con i seguenti risultati: è stato già accolto il 77% delle domande
(55.422 pari a 18,8 miliardi), ancora in corso di esame 15.067 unità (4,8 miliardi), mentre solo
poco più dell’1% non è stato accolto (1.412 per 334 milioni di valore).
Il Presidente dell’ABI, Corrado Faissola, ha sottolineato che “le banche da novembre hanno
lasciato alla disponibilità delle imprese oltre 5 miliardi di euro relativi alle quote di capitale
sospese”.

Rispetto alle domande riferite alle singole branche di attività spiccano in particolare industria,
commercio/alberghiero e altri servizi. L’analisi relativa alla distribuzione territoriale delle
domande accolte, per sede legale dell’impresa richiedente, evidenzia che il 56,5% delle domande
è riferito ad imprese residenti nel Nord Italia. La quota restante riguarda tutto il centro Sud.
Come evidenziato nei mesi scorsi, l’adesione delle banche all’Avviso comune, e quindi la volontà
di sostenere ulteriormente il sistema delle imprese in questa difficile congiuntura, è stata
massiccia: al 30 novembre, le banche e intermediari finanziari che hanno aderito sono 580, pari a
33.553 sportelli (il 98,3% del totale sportelli presenti in Italia).


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